I filosofi e il green pass

Nei giorni scorsi l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici pubblicava un contributo a firma congiunta di Giorgio Agamben e Massimo Cacciari molto critico nei confronti del green pass. Il bisogno di discriminare è antico come la società, e certamente era già presente anche nella nostra, ma il renderlo oggi legge è qualcosa che la coscienza democratica non può accettare e contro cui deve subito reagire – concludono i filosofi, rievocando lo spettro del “passaporto interno” che i cittadini dell'Unione Sovietica dovevamo esibire per giustificare ogni loro spostamento.
In un altro contributo Giorgio Agamben aveva ribadito che nel green pass non è questione la salute, ma il controllo della popolazione, dando seguito, per così dire, richiamando il concetto di sorveglianza e disciplina introdotto dal filosofo francese Michel Foucault, sviluppato nelle analisi raccolte in un libro del 1975 Sorvegliare e punire. La nascita della prigione.
In questo famoso saggio il filosofo francese, esaminando le vicende storiche dell'affermarsi dell'istituzione carceraria come luogo di pena - e di recupero secondo gli intellettuali illuministi - mette in evidenza come, in realtà, la vera protagonista di questa vicenda sia una ricerca di disciplina dei corpi che è inscindibilmente collegata all'obiettivo di quell'efficienza produttiva, che andava affermandosi nella nuova società di ispirazione capitalistica.
Il fine di rendere i corpi docili e funzionali alle esigenze economiche e del potere che si manifestava nella organizzazione di fabbrica, come nella struttura dei reggimenti militari ma anche rigida suddivisione per età e profitto delle classi scolastiche, si coniuga con una disciplina, della quale si favorisce l'interiorizzazione, e che è sostenuta e resa possibile mediante la sorveglianza e il controllo (esemplificato al meglio, secondo Foucault, nel Panopticon di Jeremy Bentham)
Richiama il testo di Foucault anche Cacciari quando pubblica su “La Stampa” il suo personale contributo dal titolo Ecco perché dico no al green pass e alla logica del sorvegliare e punire. In realtà in filosofo introduce richiamando la fragilità della democrazia italiana e mettendo in guardia sul fatto, incontrovertibile purtroppo, che viviamo da oltre un ventennio in uno stato di eccezione che, di volta in volta, con motivazioni diverse, che possono apparire anche ciascuna fondata e ragionevole, condiziona, indebolisce, limita libertà e diritti fondamentali.
In questa prospettava il ragionamento di Cacciari sul green pass assume la veste di monito verso una deriva che alterna incongruenze logiche per cui risulta surreale che la si adotti il giorno dopo che le stesse autorità hanno consentito mega-schermi su tutte le piazze d’Italia per gli Europei e addirittura organizzato una manifestazione di massa per il trionfo degli azzurri. Il problema è quello dell'imporsi sempre più evidente di una società del «sorvegliare e punire» che non è coerente con l'esercizio consapevole e informato dei diritti e dei doveri, tipico delle democrazie, conclude il filosofo.
Un altro aspetto ancora, altrettanto preoccupante e drammatico, viene ripreso da Giorgio Agamben il quale pubblica un altro breve contributo in cui mette in evidenza un aspetto controverso, a dir poco, della campagna di vaccinazione, avvicinando il comportamento degli uomini a quello dei lemmings. Questi piccoli roditori sono caratterizzati dall'intraprendere, all'improvviso e senza motivi apparenti, migrazioni collettive che terminano con un suicidio di massa nelle acque del mare. Non sono forse simili ad essi gli uomini – si chiede Agamben – i quali, pur sapendo che i test sulla genotossicità e cancerogenicità del vaccino contro il Covid termineranno solo nell’ottobre del 2022, si sottopongono a una vaccinazione di massa senza precedenti?

Molto diversa l'opinione di Donatella Di Cesare la quale trova  pericoloso e aberrante il paragone tra greenpass e stella gialla perché vorrebbe mettere sullo stesso piano un bambino ebreo, discriminato per quello che era, con un antivaccinista che non è convinto, o non è ancora convinto, di farsi il vaccino. Queste equiparazioni sono fuorvianti sia che si interpreti il passato, cioè la persecuzione e lo sterminio degli ebrei europei, sia che si tenti di orientarsi nella complessa realtà della pandemia che ha segnato il mondo da ormai quasi due anni.

A meno di non voler dire che sono discriminati, ad esempio, i fumatori - conclude la filosofa - la grande lotta oggi è quella per chiedere i vaccini per i senzatetto, gli immigrati, quelli che non hanno protezione e soprattutto per i paesi poveri, dove solo ancora l’uno per cento della popolazione è vaccinata. Qui è la discriminazione: tra chi ha avuto il privilegio del vaccino e chi è ancora esposto. Su questo diritto al vaccino per gli altri è tempo di mobilitarsi. 

Allegati
Massimo Cacciari, Giorgio Agamben - A proposito del decreto sul green pass
Massimo Cacciari: Ecco perché dico no al green pass e alla logica del sorvegliare e punire
Giorgio Agamben: non discutiamo le vaccinazioni ma l'uso politico del green pass
Donatella Di Cesare: la vera discriminazione è tra chi ha avuto il vaccino e chi no