E' scomparsa Lucia Chistè, insegnante e vicepreside

E’ morta, dopo un anno di malattia, Lucia Chistè, insegnante del Fermi per più di vent’anni, a lungo vicepreside, voce ascoltata della nostra comunità scolastica. Insegnava Storia e Filosofia con grande passione, amava le discussioni, i confronti anche vivaci, era convinta che insegnare fosse un esercizio di libertà per i docenti come per gli studenti. Era arrivata definitivamente al Fermi agli inizi degli anni Novanta e lì è rimasta fino al pensionamento, pochi anni fa. Credeva in una scuola costruita attraverso la collegialità, aperta a ciò che accadeva nel mondo, capace di difendere i diritti soprattutto dei più deboli. E per difendere questi diritti era pronta ad affrontare polemiche, discussioni anche aspre, ma senza che questo incrinasse l’affetto verso i colleghi. Credeva fortemente nell’uguaglianza come esercizio quotidiano, fatto di rispetto degli altri e delle regole all’interno della scuola. E i ragazzi capivano che la sua severità, il suo non fare eccezioni, era un gesto educativo: la manifestazione di un interesse autentico per loro come persone. Anche perché poi se la trovavano a fianco nel progettare manifestazioni culturali, riflessioni collettive, assemblee condivise, nell’organizzare laboratori teatrali, nel creare una mediateca e una fonoteca capaci di aprire nuovi orizzonti culturali, perché la scuola -per lei- serviva proprio a questo.

Un ricordo di Lucia Chistè

Se oggi esiste il gruppo di insegnanti e ragazzi che si riuniscono per proporre e realizzare iniziative in seno alla memoria dei diritti, lo dobbiamo a Lucia Chistè.

Docente di storia e filosofia, ma vicepreside del liceo quando ho iniziato ad insegnare al Fermi più di quindici anni fa, Lucia ha guidato per anni la Commissione Cultura, gruppo di docenti e studenti che seduti insieme allo stesso tavolo hanno realizzato in cooperazione giornate della memoria, mostre, conferenze, incontri con associazioni di diritti umani, anche suscitando polemiche attorno a sé.

Dalla mia partecipazione alla Commissione Cultura è derivato il progetto "Memoria dei diritti": mi rendo conto adesso che ne è l'erede diretto.

Muri e stanze di questo liceo oggi mi parlano di Lucia. La biblioteca, dove ha continuamente invitato i ragazzi  a studiare o a chiedere in prestito libri e di cui lei ha personalmente voluto e curato la fonoteca; l'aula magna dei collegi dei docenti che per acclamazione unanime ogni anno la riconfermavano vicepreside, in un tempo in cui, anche se da poco, i dirigenti avevano facoltà di scegliere i propri collaboratori; la stanza della vicepresidenza, che allora si trovava accanto all'ufficio del DSGA:  per di là tanti studenti sono passati per chiedere il suo conforto; cercavano di capire se avevano fatto la scelta giusta della scuola e chiedevano di avere la chance di ricominciare, riorientati, in un altro indirizzo di studi. Dietro questi studenti una storia mai banale né scontata: ascoltandola, Lucia è riuscita nell'intento di far sentire la presenza della Scuola laddove altre istituzioni non arrivavano ad aiutare. Quanti docenti anche sono passati per di là, magari raccontando particolari della loro vita personale: immagino che sia potuto accadere, perché penso a quel suo atteggiamento che ho considerato allo stesso tempo equità di giudizio e capacità di ascolto.

Mi faceva sorridere la difficoltà che Lucia aveva nel lavorare con gli strumenti digitali. Quanto tempo condiviso anche così, a cercare di far funzionare power point o file multimediali per le iniziative della Commissione Cultura e ad insegnarle come procedere in autonomia. E ancora la tentazione a cui volentieri cedeva, il peccato di gola che accompagnava la pausa dal lavoro o la fine di un collegio: "andiamo in pasticceria per un dolcetto? Da Ballico,dai...oppure la pasticceria Europa?".

Non l'ho mai vista triste, a dire il vero. Sorridente, invece, spessissimo.

Ho apprezzato e apprezzo la sua intelligenza, il suo sguardo critico sulle cose che non ho mai visto diventare servile, nemmeno quando alla fine entrava in contrasto con la preside di allora. Quella lucidità di analisi di quanto accadeva attorno a noi, sia nel microcosmo del liceo che al di fuori, l'ha resa ai miei occhi un'amica stimata e affidabile e un'insegnante straordinaria, perché l'ho trovata unita ad empatia e sensibilità, senza che tali qualità scadessero in falsa pietà oppure in facili consolazioni.

Se è vero che la morte è una cesura ineluttabile, questo liceo ha tuttavia la fortuna di conservare il senso di una esistenza. Ed anch'io.

Grazie, Lucia cara.

Adele Rossetti

Allegati
Addio a Lucia Chistè prof del liceo Fermi e studiosa femminista