Ai vincitori nel pallone

Per capire che il calcio non è solo calcio non serve la sentenza di José Mourinho. La recente affermazione dell'Italia nei Campionati europei di calcio ci offre l'occasione per riflettere su come un evento sportivo si relazioni con il contesto sociale e culturale in cui accade.
Spesso il calcio si è proposto nel suo essere linguaggio - fatto della combinazione di "podemi, diceva Pasolini - a rappresentare valori simbolici e articolare "discorsi" e questa vittoria italiana si accompagna certamente ad una comune percezione di credito di fiducia e speranza nel futuro, per un paese profondamente colpito da un evento drammatico come la pandemia.

Se molti sono gli autori - letterati e filosofi - che hanno dedicato attenzione al calcio, e allo sport in genere, forse il precursore di questo sguardo attento a ciò che avviene al di sotto della schiuma degli eventi è stato proprio Giacomo Leopardi che nel suo "A un vincitore nel pallone"  trae spunto per declinare i temi universali della gloria insieme a quello della gioiosa energia vitale della gioventù. Naturalmente non si trattava del gioco del calcio che oggi conosciamo, ma era comunque un gioco col pallone. Il canto, non dei migliori del grande poeta a giudizio di molti,  è già emblematico di quel modo di intendere lo sport appunto come metafora della vita, perché Leopardi, cantando le gesta di un famoso campione, peraltro patriota e carbonaro, lo esalta come esempio di energia sportiva, incoraggiandolo a comportarsi così anche nella vita, vedendo nell’azione coraggiosa e determinata l’unico rimedio ad un’esistenza altrimenti vuota e infelice.

Il contesto della poesia leopardiana è rappresentato in queste pagine compilate da Alice Figlini

Per la storia delle relazioni tra sport e letteratura consulta queste pagine della Enciclopedia Treccani